Allucinazioni by Oliver Sacks

By Oliver Sacks

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Classicism and Romanticism in Italian literature : Leopardi's Discourse on Romantic poetry

In 1816 a violent literary quarrel engulfed Bourbon recovery Italy. On one part the Romantics sought after a gap up of Italian tradition in the direction of Europe, and at the different the Classicists favoured an inward-looking Italy. Giacomo Leopardi wrote a Discourse of an Italian on Romantic Poetry aiming to give a contribution to the controversy from a brand new viewpoint

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Quando mi vide, le sue prime parole furono: «Tutt’a un tratto, come un fulmine a ciel sereno, Charles Bonnet è tornato, peggio che mai». Mi raccontò che qualche giorno prima delle «persone» avevano «preso a camminare in giro per la stanza, che sembrava piena di gente. Le pareti si erano trasformate in grandi cancelli; centinaia di individui avevano cominciato a riversarcisi dentro. Le donne erano vestite e truccate come bambole, portavano bellissimi cappelli verdi e pellicce bordate d’oro, gli uomini invece erano terrificanti: grossi, arruffati, minacciosi, con un’aria losca; le loro labbra si muovevano come se stessero parlando».

Le allucinazioni di gran lunga più comuni, però, sono quelle geometriche: quadrati, scacchiere, romboidi, quadrilateri, esagoni, mattoni, pareti, piastrelle, tassellature, alveari, mosaici. Le più semplici di tutte, e forse le più comuni, sono i fosfeni: chiazze o nubi di luminosità o colore, che possono o meno differenziarsi in qualcosa di più complesso. Sebbene nessun singolo individuo sperimenti tutti questi fenomeni allucinatori e percettivi, alcune persone, come Zelda, possono presentarne un’ampia gamma, mentre altre – come Marjorie, con i suoi «occhi musicali» – tendono a restare fedeli a una forma particolare.

Le allucinazioni tendono ad allarmare. A volte questo accade per via del loro contenuto – un ragno gigantesco nel mezzo della stanza, oppure minuscoli esseri umani alti una quindicina di centimetri –, ma a un livello più fondamentale dipende dall’assenza di una «validazione consensuale»; nessun altro vede quello che vediamo noi, e quindi ci rendiamo conto – ed è uno shock – che il ragno gigantesco o le minuscole creature devono essere «nella nostra testa». Anche i comuni prodotti dell’immaginazione – per esempio un rettangolo, il volto di un amico o la Torre Eiffel – sono nella nostra testa.

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